Il termine MEDICINA FUNZIONALE è recente, essendo stato proposto nel 1987 dal dott. H. Schimmel, ma con esso ci si riferisce a tutto il bagaglio medico accumulato a partire dagli inizi del ‘900 ed utilizzato con una visione “integrata” di salute e di malattia, prendendo cioè sempre in considerazione l’organismo intero come unità funzionale anche per comprendere processi patologici localizzati.

La Medicina Funzionale, essendo una lettura dell’organismo nella sua interezza, è una concezione innovativa di salute e malattia con un suo proprio corpus teorico e metodologico ed una sua caratteristica strategia terapeutica.

Il termine funzionale significa “che riguarda la funzione di un organo o di un sistema” e non dice nulla sulle caratteristiche “morfologiche” dell’organo o del sistema considerato.

Il termine disturbo funzionale pertanto può essere applicato sia in presenza che in assenza di danni o compromissioni organiche. Pensare che “disturbo funzionale” implichi assenza di lesione organica rilevabile è di per se stesso improprio, così come è di per se scorretto pensare che una lesione organica debba per forza dare alterazione funzionale. Infatti vi sono alterazioni della funzione di un organo cui non corrispondono alterazioni morfologiche rilevabili e, al contrario, esistono quadri di marcate alterazioni morfologiche d’organo cui non corrispondono apparenti alterazioni della funzionalità.

Lo studio della Medicina Funzionale può, quindi, aiutare a recuperare delle intuizioni sulle quali lavorare per un più rapido progresso della Medicina in senso completo.

L’intuizione della Medicina Funzionale può essere riassunta dalle parole di Pischinger del 1983: “essenzialmente il concetto di cellula è un’astrazione morfologica. Considerato dal punto di vista biologico, non può essere accettato senza l’ambiente vitale della cellula”.

Pertanto la visione che la Medicina Funzionale propone è di biologia dinamica e sistemica, rielaborazione moderna della vecchia “medicina umorale”, in contrapposizione alla visione statica della teoria della cellula di Virchow e a quella della medicina morfologica correntemente adottata.
Il soffermarsi sullo studio delle variazioni omeostatiche del microambiente extracellulare spiega perché tali teorie si siano rapidamente diffuse nel mondo omeopatico (attento agli effetti sui sistemi biologici di microvariazioni dei sistemi omeostatici).

La Medicina Funzionale accoglie l’esigenza etica di una medicina a dimensione umana che sappia ascoltare e comprendere oltre che riparare e guarire dall’esterno.
Essa si riconosce nelle linee-guida tracciate da Carrel nel 1937 nel libro “L’uomo questo sconosciuto”.

Le manifestazioni della malattia dipendono essenzialmente dal tipo di risposta dell’ospite e, quindi, uno stesso stato di sollecitazione può causare differenti risposte: nessuna malattia in un soggetto ed una gravissima in un altro.

Le noxae possono determinare disturbi funzionali:
IPERREATTIVITA’ O DISREGOLAZIONE -› INFIAMMAZIONE ACUTA O CRONICA -› DANNO CELLULARE -› NECROSI O MORTE CELLULARE -› DEGENERAZIONE O TRASFORMAZIONE.

Nella prospettiva della Medicina Funzionale acquista particolare rilevanza l’eziologia tossica.

Ciascuna tossina dimostra di avere affinità diverse per i vari tessuti e organi dell’organismo.

In base alle caratteristiche biochimiche o alle evidenze clinico-epidemiologiche, possiamo fornire il seguente schema di tropismo d’organo dei vari tossici:

PANCREAS -› pesticidi- insetticidi, alcool, glutammato, ecc.
FEGATO - CANALI BILIARI -› endotossine (E. Coli, Salmonella), micotossine, tossici lipofili, alcool, farmaci, ecc.
RENE -› metalli pesanti (mercurio, piombo, cadmio), farmaci, ecc.
COLON -› metalli pesanti (mercurio), micotossine, tossine alimentari, ecc.
S.N.C. -› metalli pesanti, campi elettromagnetici, radiazioni, farmaci, glutammato, solventi, droghe, ecc.
MIDOLLO OSSEO -› solventi, citostatici, farmaci, radiazioni ecc.

Ricordiamo che la diagnosi biochimica delle tossicosi croniche viene eseguita su sangue, siero, liquor, tessuti ma, se la tossina ha già raggiunto il DNA cellulare, non è più possibile evidenziarla chimicamente.